| 24-01-2008 09:38
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Le pitture su agata del Brasile di
Vittorio Ribaudo
La vita che nasce dalle pietre
Le parole sono pietre, diceva Carlo Levi con chiaro
intendimento socio-politico: ma le pietre sono parole? Credevano di sì gli
antichi Greci che facevano iniziare l’umanità dalle pietre emerse dal diluvio e
pietre, più o meno grandi, sono connesse con il culto presso religioni antiche
e moderne (la pietra filosofale, la pietra della Ka’aba, Tu es Petrus…):
bastano questi cenni per dare senso non casuale alla scelta del pittore
Vittorio Ribaudo, di disporre i suoi colori, le sue scenografie, nelle sezioni di
agata del Brasile: pietra pregiata in cui la conformazione litica segue il
disegno delle fibre arboree, gli ammassi di molecole si adattano a una
disposizione biologicamente finalizzata: la genesi della vita.
I temi scelti per questo genere di pittura su pietra - di
cui l’autore presenta una mostra da sabato 26 gennaio presso i locali
dell’associazione culturale Il Marranzatomo, in via Teatro Massimo - sono
pertinenti alle origini della vita: la creazione, le schiere angeliche, il mito
e tutto con una gamma di colori che esaltano le sfumature tenere, le tinte
scintillanti, il tratto netto dei contorni.
Siamo nel meglio delle tradizioni italiane in cui il
disegno trionfa, la naturalità della narrazione evita la metafora e tuttavia si
arricchisce di quelle premesse compositive che abbiamo detto: sulla pietra c’è
la gloria dell’umanità; sulla superficie liscia come marmo si vedono le scene dell’eternità.
E non su uno sfondo di tela, ma nell’interiorità di una pietra che sembra
partecipare del miracolo della vita, prefigurarlo.
Il commento migliore di questa conformazione intellettuale
sono le stesse pitture, che accarezzano lo sguardo e sfruttando con delicatezza
le curve policrome della natura lasciano capire che il connubio tra l’agata
nata dal lento progresso delle ere geologiche e la scelta artistica del genio
italiano, apre un capitolo nuovo delle arti figurative: alle quali possiamo
accostarci liberi - finalmente!- dai sofismi che la scomposizione figurale del
nichilismo nel Novecento ha tenuto in auge per più di un secolo come acre
riflesso di ideologie estreme e sostanzialmente deformi.
Possiamo ritornare al bello nell’arte e sperare che sia la
profezia del bello ritornato nella vita.
Sergio Sciacca
La Sicilia del 3 febbraio 2008 - pagina 22 - Cultura
e Spettacoli
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