Ancora una volta mi ritrovo a parlare o meglio a scrivere intorno a me stesso. Noi artisti, è risaputo, sentiamo il bisogno di comunicare con gli altri e lo facciamo con le tecniche piu disparate, più o meno comprensibili, più o meno accettabili sul piano del godimento estetico. Forte delle esperienze maturate in altre circostanze eccomi di nuovo davanti ad una macchina da scrivere per ricavarne materiale che possa permettere agi altri di conoscere me, il mio modo di dipingere, la mia opera. Certo l'impresa non è tra le più semplici anzi la definisco piuttosto ardua, ma in fondo chi mi conosce sa che quanto dico è l'espressione sincera di quello che io provo, di quello che io "sento".
Talvolta mi chiedo e sicuramente ve lo sarete chiesto anche voi perchè faccio il pittore e che cosa mi ha spinto ad intraprendere un lavoro cosi saturo di colpi di scena, di alti e bassi, di delusioni, di amarezze, di gioia frammista di invidia che sembra essere la nota dominante di questa società. Ritengo che io sia nato dipingendo, magari avrò fatto in aria, inconsapevolmente, figure dantesche con il mio ditino che si agitava al di fuori di una culla resa un pò troppo scomoda da quanti mi avevano preceduto in quella temporanea dimora. Comunque debbo riconoscere che sono nato pittore e che la vocazione verso la pittura non è sortita dopo aver lanciato la classica monetina in aria per decidermi a intraprendere un lavoro che "mi avrebbe assicurato" un avvenire tranquillo. Mi sono occupato di sport, di tennis in particolare e non a caso. La pratica sportiva mi è servita per essere leale nei confronti di me stesso prima e degli altri dopo, mi è servita per avvicinare quella creatura del tutto sconosciuta che è l'uomo, mi è servita per studiare a fondo le reazioni umane nell'istante in cui lo sport edulcorava gli animi rendendoli distesi e privi di reazioni negative. La essenza di pittore mi ha spinto a cercare nello sport i lati migliori dell'uomo e a formare cosi la mia esperienza sul piano umano per raggiungere poi la completa maturità artistica. Non l'idea per diventare un artista, un pittore, ma una forza interiore. Come ho detto sopra sono nato in una determinata maniera, ma non sono diventato pittore per una scelta del destino o per una scelta opportunistica. Dipingere per me, tenendo presente la mia vita che è stata improntata secondo un copione di cui il regista è quel Creatore che mi ha voluto fare in una certa maniera, è tutto. E credetemi non è la solita frase di circostanza. La pittura mi consente di gridare al mondo i miei drammi, di comunicare con un numero infinito di persone, di avvicinare la gente e conoscerla per quella che realmente è, di affidare un messaggio di fratellanza ad un mondo proteso verso orizzonti non sempre tersi. Sono un artista perchè credo nell'arte in quanto quest'ultima ha come scopo l'accrescimento di quella somma di libertà e di responsabilità che è in ogni uomo e nel mondo. E alla luce di quanto ho detto mi viene naturale il pensare che tutto sommato sono felice di essere nato pittore in quanto provo delle gioie intime che mi soddisfano pienamente e che mi concedono la possibilità di essere me stesso, pur vivendo a contatto di un ambiente che talvolta opprime e dove la libertà "vera" è un lusso. Non so come avrei potuto rinunciare alla soddisfazione che si prova nel momento in cui si concepisce un quadro, nell'attimo in cui si svela il soggetto e l'articolarsi dell'opera si disegna davanti alla mia sensibilità. Ed è proprio il momento in cui l'immaginazione si confonde con la intelligenza creatrice che segna il momento magico della mia attività. VITTORIO RIBAUDO
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